Noi oggi (e sempre) ci saremo, punto e basta.

 

Noi oggi ci saremo, punto e basta. 


Tutto quello per cui siamo nati e ci siamo battuti fino ad oggi, è quel grado di umanità, di accoglienza dei più piccoli e indifesi, che non fa differenza se si tratti di uno dei nostri bambini in affido o di una famiglia di migranti respinti in mare. I nostri bimbi di ieri, di oggi e di domani, i ragazzi che lavorano al Forte con noi, i nostri volontari, chiunque di noi può essere, e magari è già, una persona reduce da viaggi della speranza, da migrazioni, da situazioni di fragilità. Siamo noi. Per questo ci saremo, per questo sposiamo l'idea di una disobbedienza civile a leggi disumane, come lo erano per i nostri nonni le leggi razziali, frutto della "legalità" e della "democrazia" del tempo.

 

In coscienza, diciamo no. Pratichiamo no. Siamo disponibili a fare la nostra parte per dare carne e cuore a questo no.
Insieme, tra noi e con tutti i nostri amici, soci, volontari, simpatizzanti, con chi crede nel sogno di restituire alla città il Forte Tenaglie,  un bene costruito per la guerra, oggi con finalità di pace, inclusione, benessere, tutela dei piccoli...insieme vogliamo chiederci, e chiedere: come stiamo diventando così "cattivi"? Come un popolo può farsi governare dalla paura, tanto da sragionare? Come si può volere la sicurezza e agire per una società più insicura, incontrollabile, che incattivisce? Come mai dopo decenni siamo ancora qui preda della "paura dell'altro" e del "diverso"? Come è possibile avere accesso a tutta l'informazione del mondo, e farsi infinocchiare dalle rappresentazioni emotive e falsanti che passano nella narrazione abilmente plasmata da gente poco credibile?


La nostra esperienza di gente piccola, con un grande sogno, è che la bellezza nasce solo e soltanto dall'incontro, dalla contaminazione con il diverso da te, colui che ti porta l'inatteso, la creatività, che ti smuove ad uscire dai tuoi soliti giri mentali. L'estraneo che ti aiuta a riconoscere il divino nelle cose più piccole e indifese, come hanno fatto i Magi con il neonato di Nazareth.


E ancora questo ci spaventa e ci indigna: questa paura dell'altro, non è forse fragilità nostra? Persone solide interiormente, che sanno chi sono, che inseguono i propri sogni, che cercano la bellezza, avrebbero forse bisogno di sfogare cattiveria su qualcun altro di più debole? Non avviene forse che ci lasciamo distrarre dall'ostilità verso un "altro", causa della nostra infelicità, perché sarebbe troppo duro ammettere che siamo noi stessi infelici? Che non facciamo la vita che vorremmo, che non abbiamo una direzione motivante per la quale siamo pronti a vivere le difficoltà con un sorriso di speranza?


Ecco, tutto questo ci inquieta e ci spinge ad esserci. La domanda su chi siamo, dove andiamo, chi vogliamo diventare, cosa ci stiamo a fare qui. Qualcosa di molto poco "politico" e di molto più "umano".


Il nostro sogno di comunità non ha bisogno di escludere nessuno. Perché dipende da noi, ed è possibile grazie a ciò che altri ci portano. Così siamo disposti a faticare, in nome di qualcosa di bello; a lottare, in nome di qualcosa di umano. Questa è l'unica sicurezza che ci serve.

 

Giacomo D'Alessandro

Emilio Parodi

 

LA PIUMA ONLUS

 

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